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Il talento si desidera

September 15, 2018

Il talento è qualcosa d’innato che si ha o no?

 

Eccetto rarissimi casi, la risposta è no. Lo spiega un ricercatore di Cambridge e Yale che da piccolo frequento' scuole per bambini con difficoltà nell'apprendimento. La ricerca scientifica su questo tema ci insegna che, piuttosto, il talento ha molto a che fare con la pratica.

 

Quanto è importante l'allenamento?

Come mostrano gli studi di psicologia cognitiva, una performance d'eccellenza si raggiunge in 10 anni di pratica: l’importante e’ mantenere una costante determinazione a migliorarsi, tenere sempre ben presenti gli errori fatti e avere a disposizione un ottimo insegnante, che sia in grado di identificare e spingerci oltre i nostri limiti. Vale per la letteratura, la scienza, la musica, le arti, la fisica e lo sport.

 

Ma certamente allenarsi non basta.

 

Cosa aumenta la motivazione? Perché alcuni apprendono e ottengono risultati migliori in tempi più brevi?

 

Un altro recente studio affronta la questione: l'allenamento determina il 30% del successo in arti come gli scacchi e la musica, ma per il resto è difficile sapere cosa intervenga. Anche il limite di 10 anni è una media e non vale per tutti.

Quindi, tecnicamente, si usa il termine talento per indicare l'insondabile. La scienza lo definisce come quell'insieme di caratteristiche personali che accelerano l'acquisizione di una capacità, o che migliorano i risultati dell'allenamento. Ma queste caratteristiche possono variare immensamente: e sarà proprio il giusto mix a dar vita a speciali capacità.

 

E il punto è: con il talento ci si nasce?

 

No.

 

Come noto da una delle più importanti scoperte degli ultimi anni, l'ambiente in cui cresciamo non solo influenza il nostro destino, ma influenza direttamente la nostra genetica, risvegliando geni “addormentati”. Ed è proprio il raggiungimento di questa armonia tra genetica ed ambiente a fornire le condizioni favorevoli per l'emergere del talento. Poi ci sono le nostre decisioni, in parte influenzate anch'esse dai geni, che ci spingono verso alcune cose piuttosto che altre.

 

Ai geni del nostro Dna serve tempo per sincronizzarsi l'uno con l'altro e con l'ambiente, e un talento può modificarsi in un altro, nel momento in cui l'ambiente esterno fornisce gli elementi per il risveglio di geni fino a quel momento silenti. Nulla impedisce quindi – se non l'opinione comune – che un artista diventi uno scienziato, o viceversa.

 

Prodigi a parte… l'unica soluzione per scoprire qual è la propria innata propensione e in quale campo possiamo dare il meglio di noi e essere incoraggiati e incoraggiarci a prendere confidenza con il maggior numero possibile di arti, ambiti e discipline. A prescindere dall'età, è fondamentale mantenere la “porta aperta”, essere pronti a imparare cose nuove.

 

Un'altra recente e molto importante conclusione della scienza è che non è vero – come si crede – che solo da bambini si impara bene e velocemente (una lingua nuova, ad esempio). Ma anzi, questa capacità appartiene agli adulti. Il loro unico ostacolo per iniziare nuove avventure e imparare a capire quale sia il loro campo d'elezione è la paura di sbagliare. Al contrario dei bambini, che accettano senza problemi di ripetere un errore o di imparare per gradi, gli adulti sono mediamente molto meno inclini alla modestia.

 

 

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